Istituto comprensivo «Alessandro Volta» di Mandello del Lario (LC) - Classe 3A

Alieni nei laghi, ma non sono extraterrestri

Allarme sulle Prealpi, un serio rischio per la biodiversità dell’ecosistema. Stanno scomparendo specie ittiche da sempre apprezzate

Il Lago di Como, come gli altri laghi prealpini, è popolato da decine di specie autoctone, anche se in percentuale diversa, a seconda del contesto: agone, luccio, trota lacustre, barbo, vairone, savetta, cavedano, pigo, triotto, scardola. alborella, cobite, anguilla, bottatrice, persico, cagnetta e ghiozzo.

I Romani hanno, in seguito, introdotto, come specie alloctone, la carpa e la tinca, visto che apprezzavano il gusto delle loro carni. Al giorno d’oggi, però, questi pesci non sono molto richiesti sul mercato perché richiedono una pulizia accurata e difficoltà di preparazione.

Ma l’introduzione di carpa e tinca non ha inciso sull’ecosistema del lago esattamente come non ha inciso l’introduzione del lavarello, o coregone, e della mondella, cosa che è stata fatta in modo scientifico agli inizi del 1900 grazie al prof. Marco De Marchi. L’introduzione del lavarello e della mondella aveva la funzione di aumentare il pescato nei laghi e il suo consumo. A Fiumelatte, in provincia di Lecco, è ancora in funzione l’incubatoio, tra l’altro visitabile da parte delle scuole, intitolato allo stesso Marco De Marchi.

Fino a qualche decennio fa, il settore ittico sul Lago di Como e degli altri laghi era molto fiorente: erano numerosissimi i pescatori di professione ed era consistente il livello di consumo di pesce di lago. Ma, purtroppo, non tutte le specie alloctone introdotte nei laghi, nel corso degli anni, hanno portato vantaggi: è il caso del pesce siluro e del gardon. Inizialmente intro-dotti come spazzini dei fondali o per pesca sportiva nei piccoli laghetti (come nel Lago di Pusiano o nel Lago di Annone), si sono adattati perfettamente all’habitat dei laghi, riproducendosi in grande quantità, frenando la diffusione delle specie autoctone e portando parassiti: in una parola, si rischia di alterare la biodiversità dell’ecosistema lago.

Il siluro è un formidabile predatore, rivale imbattibile anche per i predatori autoctoni, in modo particolare del luccio, e mette a rischio la sopravvivenza di intere specie autoctone. Può misurare fino a 2 metri e pesare fino a 100 kg, Per la sua pericolosità la RegioneLombardiahainvestito20.000 euro per la cattura dei siluri, avviando un’operazione di contenimento in venti aree del fiume Adda a partire dal Lago di Olginate. Ma non è solo il pesce siluro a contribuire alla diminuzione dei pesci nel Lago di Como e negli altri laghi: infatti, purtroppo, alcune persone praticano la pesca con sistemi non consentiti dalla legge oppure pescano in periodi o zone protette. Ad esempio, non si può pescare quando i pesci vengono a riva a deporre le uova o utilizzare sistemi di pesca dannosi per la fauna ittica.

Concludendo, dalle più recenti ricerche e studi è emerso che il lago di Como è quello meno sofferente dal punto di vista ambientale. Ulteriori informazioni si possono reperire sul sito di Regione Lombardia.

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