ll progetto de Il Giorno per i lettori di domani

IC Carminati di Lonate Pozzolo (VA) - 3C

Loro come noi: conoscere per comprendere

Tornare alla libertà perduta è possibile: la testimonianza di una coppia per aiutarci a capire cosa accade e come si possa cambiare

Il 20 dicembre scorso, nella sala consiliare del Monastero di San Michele, le ragazze e i ragazzi delle classi terze dell’Istituto comprensivo “Carlo Carminati“ di Lonate Pozzolo (Varese) hanno incontrato Walimohammad Atai, uno scrittore afghano, fin da piccolo cresciuto in una società corrotta, in cui bambini e donne vengono sfruttati e manipolati.

Walimohammad Atai è nato in Afghanistan nel 1996 e da piccolo ha dovuto affrontare il trauma dell’uccisione del padre, medico, da parte dei talebani. Dopo la sua morte, è stato Walimohammad a doversi prendere tutte le responsabilità per portare avanti la sua famiglia. In Afghanistan i bambini sono costretti a diventare soldati, a uccidere o a raccogliere oppio; a scuola imparano ad usare le armi. Se vogliono andare in paradiso, devono dimostrare di saper lapidare le donne, se i mariti non le ama-vano più, oppure gli uomini senza barba. Le ragazze, invece, devono stare «o a casa o in tomba» e non possono ricevere un’istruzione, poiché – come dice Atai – le prime insegnanti di un bambino sono le donne, e dunque, per fare in modo che un popolo sia ignorante e manipolabile, le donne per prime devono esserlo. In Afghanistan chiunque non la pensi come i talebani deve essere ucciso.

Le donne della famiglia di Atai sono molto diverse tra loro: la nonna paterna ha sempre incoraggiato Walimohammad e sua sorella a studiare, mentre sua madre considerava l’istruzione pericolosa e contraria ai principi religiosi e ha venduto la figlia tredicenne ad un uomo di quarantasei anni. Walimohammad Atai ha solo ventisei anni ma ha già alle spalle una vita molto avventurosa: era solo un ragazzo quando, dopo essere finito in prigione per il suo “strano modo di pensare” e perché insegnava ai ragazzi afgani l’inglese il francese e a non credere ai terroristi, fuggì in Iran, dove fu arrestato, poiché non conosceva il persiano. Dall’Iran giunse poi in Turchia a vendere maglie. Per riuscire a sopravvivere, attraversò il mare, arrivando fino in Grecia. Dalla Grecia, nascosto sotto a un Tir, raggiunse l’Italia, dove visse in una comunità per minorenni in cui imparò l’italiano.

Con la madre, morta nel 2017, Atai non ha mai avuti buoni rapporti.

Gli studenti sono rimasti profondamente colpiti dalla vicenda dì Walimohammad e dalla follia e crudeltà di cui l’essere umano può essere capace, ma ciò che li ha lasciati letteralmente a bocca aperta è il fatto che, negli anni ‘50 e ‘60 del Novecento, in Afghanistan c’era tanta libertà e le donne avevano molti diritti… Come in Europa e forse anche di più. Questo è davvero incredibile.

Le ragazze e i ragazzi hanno concluso l’incontro con Walimohammad Atai con la consapevolezza di aver incontrato un vero eroe moderno… Altro che Superman! Voi cosa ne pensate? Impossibile, secondo noi, restare indifferenti di fronte al coraggio di Walimohammad.

 

Quello che gli studenti non dimenticheranno mai è l’invito di Atai a valorizzare l’importanza dell’istruzione, l’unica arma che rende veramente liberi. Walimohammad ha concluso gli studi qui in Italia, nel 2021, e ora fa il traduttore e lo scrittore. “Ho rifiutato il Paradiso per non uccidere” e “Il martire mancato” sono i titoli delle sue opere; lui, il martire mancato, uscito dall’inferno del fanatismo religioso che poco c’entra con la vera fede islamica, ha rifiutato l’idea di uccidere e ha intrapreso la strada più faticosa, quella dell’istruzione per una sua crescita come persona.

Sua moglie Homaira da ragazzina fu venduta dalla madre ad un trentenne, ma Atai riuscì a salvarla e a sposarla; adesso lei vuole studiare medicina per aiutare tante persone. Questo fa riflettere anche noi, ragazzi a cui l’istruzione è donata sin da piccoli.

Oggi la situazione in Afghanistan è molto difficile, dall’agosto del 2021 è peggiorata nuovamente, ma non è sempre stato così. Una volta, prima dell’invasione sovietica, l’Afghanistan era un territorio libero, si poteva esprimere le proprie idee e le donne erano considerate esseri umani, non oggetti chiusi in una cella, come lo sono adesso. Ma una volta c’era la scuola. Ecco la chiave di tutto, ecco ciò per cui Atai ha lottato, ecco cosa ha detto ad ognuno di noi. 

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