Empatia a scuola per combattere il bullismo
Il progetto “Tutor” da anni sensibilizza gli alunni più grandi a prendersi cura dei più piccoli, una lezione di responsabilità
È possibile limitare il fenomeno del bullismo nella scuola? Qualcuno ci ha provato e ha trovato una soluzione efficace: il «Progetto Tutor». È nato nella scuola secondaria di primo grado di Ardenno per far fraternizzare gli alunni delle diverse età, così da limitare gli atti di prepotenza. Diversi anni fa la professoressa Del Nero, insegnante di musica in tutte le classi, ora in pensione, ha avuto modo di notare che spesso i più grandi prendevano di mira i piccoli; per farli interagire maggiormente, ha pensato di abbinarli a coppie e organizzare attività di gioco e di collaborazione.
I primi giorni di scuola, prime e terze si incontrano per sezione corrispondente, presentandosi vicendevolmente per individuare le simpatie e poi riferirle ai professori che, tenendo conto delle scelte degli alunni e considerando anche altri criteri, creano le coppie, comunicandole agli studenti di terza. I “Tutor” realizzano e personalizzano una lettera, parlando di sé, che verrà recapitata ai tutorati. Questi ultimi rispondono con curiosità e richieste. Per rafforzare i legami, durante il periodo scolastico, si organizzano numerosi laboratori creativi, prevalentemente in vista della festività del Natale, ma anche nel mese di ottobre e di maggio. Una delle attività preferite dagli alunni è quella che si svolge negli ultimi giorni di scuola: la consegna dei diplomi ai “grandi”, nella quale la coppia si saluta, augurandosi un buon inizio per l’anno a venire. Ma la problematica iniziale alla fine è stata risolta? I professori hanno osservato che le situazioni di bullismo, dei più grandi nei confronti dei primini, sono diminuite drasticamente, quasi scomparse. Dalle interviste fatte agli alunni di classe 1^ e 3^ è emerso che i tutor e i tutorati apprezzano molto il progetto, partecipano volentieri alle diverse attività e gradiscono legare con altri studenti creando nuove amicizie. I maggiori hanno dichiarato di essere contenti di poter interagire con i più piccoli e di poterli conoscere meglio, ricordandosi della loro esperienza del primo anno, accompagnandoli e prendendosi cura di loro nel percorso. I primini invece pensano che i tutor siano un punto di riferimento con cui ci si può confidare, anche riguardo a fatti legati al bullismo e sono inoltre felici di poter capire come ci si sente ad essere all’ultimo anno.
Naturalmente il progetto si è evoluto con il passare del tempo, rimanendo però sempre molto apprezzato dalla maggior parte degli studenti e approvato dalle famiglie. L’idea della professoressa Del Nero era talmente innovativa e particolare che fu apprezzata anche da Regione Lombardia che nel 2016 l’ha presentata ad un convegno di “Scuole che promuovono salute” a Milano. Coinvolgere gli alunni in tipologie di progetti come questo può contribuire a limitare gli atti di prepotenza dei grandi verso i piccoli. Perché non proporlo anche in altri istituti?
Vent’anni senza bullismo tra grandi e piccoli: il progetto del tutoraggio nella scuola secondaria di primo grado di Ardenno ha notevolmente migliorato i rapporti tra i ragazzi di terza e di prima. Abbiamo intervistato la professoressa Del Nero, ormai in pensione, che lo ha inventato.
Come le è venuto in mente il Progetto Tutor? Quale è stato l’input? «Mi è venuto in mente ormai diversi anni fa vedendo in giro nei teatri e nelle mostre progetti simili e, soprattutto, dopo aver assistito ad una situazione di bullismo in cui ragazzi di terza, fuori dalla scuola, lanciavano per aria un ragazzino di prima, terrorizzandolo».
Gli alunni e i colleghi sono stati collaborativi? E la dirigente come lo ha accolto? «Ho visto sempre gli alunni collaborativi, anche perché abbiamo cercato di fare delle attività che potessero essere divertenti e gradevoli; in generale i colleghi hanno accettato bene fin dall’inizio la proposta, ora c’è chi l’ha sposata e la porta avanti, anche se non ci sono più io.
La dirigente è sempre stata d’accordo con noi e ci ha sostenuto».
E’ soddisfatta di com’è adesso o cambierebbe qualcosa? «Di sicuro nel corso di questi anni sarà cambiato e spero che abbia raggiunto il suo obiettivo, ma la cosa più importante è che favorisca il benessere degli alunni e degli insegnanti».