ll progetto de Il Giorno per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Bellotti di Busto Arsizio (VA) - 2D

Bellotti e “Baie“, il mappamondo sulla Lim

Gli studenti della scuola secondaria di primo grado intervistano i compagni dell’istituto multinazionale su cibo, sport e cultura d’origine

«Qui, scuola Bellotti di Busto Arsizio parla con i ragazzi di tutto il mondo della scuola multinazionale e multiculturale “Baie”: ci sentite? Vorremmo entrare in contatto con voi per poter creare un rapporto di amicizia e per avere informazioni riguardo le vostre origini». Così è iniziato il contatto a distanza attraverso una semplice Lim e una buona connessione tra gli studenti di seconda D della scuola secondaria di primo grado e i ragazzini della scuola d’italiano per stranieri di Busto.

I momenti che hanno preceduto l’incontro sono stati fervidi di curiosità. L’attesa ha caricato i ragazzi di entrambe le scuole del desiderio di conoscere nuovi mondi. I bambini non hanno pregiudizi e amano condividere le stesse esperienze. Sicuramente è stato un momento di arricchimento e di inclusione, momento creato dagli stessi ragazzi, supportati, nella lingua, da educatori e insegnanti. I bambini che frequentano attualmente il Baie e che hanno risposto alle domande dei ragazzi delle “Bellotti” hanno un’età compresa tra i sei e i dodici anni, per cui sono molto giovani, un pochino spauriti ma, in fondo in fondo, molto coraggiosi. Tutti simpatici nel loro modo di essere. Provengono dalle parti più disparate del mondo: dal Cile, l’Honduras, il Peru, il Pakistan il Bangladesh, la Cina, l’Egitto, l’Afghanistan, la Russia e l’Ucraina. Qualcuno ha diversi parenti in Italia, altri solo i genitori. Qui, in questa parentesi di mondo, non c’è guerra o contrasto, emergono solo i desideri dei bambini: ossia giocare e poi ancora gioca-re, divertirsi e imparare.

I ragazzi delle Bellotti hanno chiesto loro, ingenuamente, come stessero in Italia; hanno risposto di stare bene ma, effettivamente, tutti hanno nostalgia di casa. Qualcuno non ha mai visto la neve; il mare è visto con occhi diversi dai nostri: non come meta di turismo o di vacanza ma come fonte di cibo, oppure come ostacolo da attraversare. Vorrebbero vedere Milano, il mare dove divertirsi o la montagna con la neve.

Alle domande sui cibi, “i bambini di tutto il mondo” hanno risposto ridendo: la pasta, il cappuccino e la pizza piacciono a tutti. Gli sport che vorrebbero fare sono quelli dei nostri ragazzi e questo dimostra che tutto il mondo è paese: calcio, danza, basket, pattinaggio e nuoto sono i più gettonati. Non è facile farsi comprendere… Entrambe le parti hanno avuto evidenti difficoltà perché le lingue, in alcuni casi, sono estremamente differenti ma, come sappiamo, i bambini hanno mille risorse per cui hanno risolto ugualmente attraverso i gesti e attraverso parole mezze inventate e mezze reali. Sia i ragazzi delle Bellotti che “i ragazzi di tutto il mondo” avrebbero voluto chiedere o raccontare altro ma, invece, si sono fermati a guardarsi attraverso lo schermo, a ridere assieme con la speranza, prima o poi, di poter bucare quello schermo fastidioso e di incontrarsi di persona il prima possibile.

 

Il “BAIE” è una scuola di prima alfabetizzazione in lingua italiana per studenti neoarrivati in Italia che si trova a Busto A.

All’inizio del percorso, i bambini vengono divisi in gruppi, a seconda del livello di conoscenza dell’italiano: base, intermedio o avanzato. Il periodo di alfabetizzazione è di due mesi, poi gli studenti vengono inseriti nelle scuole. La coordinatrice del BAIE è la professoressa Milly Paparella, con lei lavorano gli educatori N. Giglio e G. Regalia.

Proprio a Paparella abbiamo chiesto informazioni.

Che tipo di lavoro svolgete? «Il lavoro è faticoso perché abbiamo contemporaneamente studenti di nazionalità differenti, ma, nello stesso tempo, è altamente gratificante, perché in due mesi, il livello base del comprendere e farsi comprendere viene acquisito da tutti. Quando gli studenti riescono a raggiungere livelli più alti per noi è ancora più gratificante».

Qual è la sensazione più bella? «Quando vediamo i primi sorrisi. Arrivano spesso spaesati e il sorriso è sinonimo di fiducia e inizio di relazione. Da lì insegnare e imparare diventano più fluidi ed efficaci. I bambini si divertono a imparare perché usiamo degli approcci didattico-pedagogici basati sul gioco».

Ed è proprio il gioco che aiuta i bambini a sentirsi accolti e a costruire con maggiore serenità il nuovo percorso di vita. 

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