Nei piccoli Comuni crescono grandi progetti
Grazie anche ai finanziamenti europei i territori locali possono potenziare i servizi e migliorare la vita quotidiana delle persone
Essere cittadini europei significa poter viaggiare, studiare e conoscere persone di tanti Paesi diversi con più facilità. Vuol dire anche avere più opportunità per il futuro, grazie a progetti, scambi e aiuti economici che migliorano le scuole e le città.
Nel 2021, dopo la pandemia di Covid-19, molti Paesi europei si sono trovati in difficoltà economica. L’Unione Europea ha deciso di aiutare i suoi Stati mettendo a disposizione molti soldi.
L’Italia ne ha approfittato scrivendo un importante progetto, ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, chiamato per comodità PNRR.
Questo denaro si può usare per migliorare le scuole, gli ospedali, i trasporti, portare internet veloce, aiutare l’ambiente o implementare l’energia pulita ma alla fine i soldi vengono consegnati solo se lo Stato realizza davvero questi progetti entro tempi precisi. L’Unione Europea comunque non aiuta i suoi Stati solo di fronte a catastrofi mondiali: già dagli anni ’80 e ’90, ha creato i “fondi di Coesione Europea”.
Questi fondi vengono usati per costruire infrastrutture, sostenere il lavoro, aiutare le aziende e migliorare i servizi pubblici. Anche in questo caso ne usufruiscono i cittadini, soprattutto delle regioni meno sviluppate, che possono avere più opportunità.
Il Parlamento Europeo, tra l’altro, ha deciso che per il periodo 2021-2027 parte dei soldi saranno investiti sulla “transizione verde”, ovvero sul passaggio a un modo di vivere e di produrre più rispettoso dell’ambiente.
Sembrano logiche lontane ma alla fine i cittadini europei siamo noi e ognuno può fare qualcosa per l’ambiente: spegnere le luci quando non servono, fare la raccolta differenziata, usare meno plastica, muoversi a piedi o in bici.
In generale, lo scopo sia dei fondi di coesione sia del PNRR è migliorare la qualità della vita delle persone nell’U.E., attraverso interventi che possono sembrare piccoli oggi, ma che nel tempo porteranno benefici concreti e duraturi.
Quanto stretto può essere il rapporto tra un piccolo Comune della “bassa bergamasca”, come Misano di Gera d’Adda, e l’Unione Europea? Molto, se si pensa che ogni miglioramento, anche nei piccoli Comuni, porti beneficio a tutta l’Europa.
Il sindaco Ivan Tassi, intervistato sull’argomento, racconta che ottenere i fondi non è mai banale: la fase di progettazione è molto articolata e la rendicontazione finale deve essere impeccabile affinché non ci siano problemi con i pagamenti.
I fondi di Coesione Europea a Misano di Gera d’Adda sono stati utilizzati nel 2014, per rifare le sponde di un fontanile, riqualificando l’area.
Da allora, il Comune ha portato avanti tanti altri progetti ma ha attinto a finanziamenti di altro tipo. Oltre ai fondi europei, si possono ottenere infatti anche incentivi che arrivano dall’Italia o addirittura dai privati.
Dopo il Covid, il Comune ha usufruito dei fondi del PNRR? «Sì. La precedente amministrazione ha usato questi fondi per comprare i bidoni della raccolta indifferenziata dei rifiuti, da consegnare a ogni famiglia: una scelta doverosa, tenendo conto che stanno diventando obbligatori. I risultati sono stati ottimi: nei primi sei mesi, sono state raccolte 34 tonnellate in meno di indifferenziata, il cui smaltimento si paga». A questo proposito, “Agenda 2030” ha come obiettivo il riciclaggio di almeno il 70% dei rifiuti urbani. A che punto siamo? «Il Comune di Misano è un esempio assolutamente virtuoso: è all’ 87% circa».
Il Comune sta portando avanti altri progetti? Con che fondi? «Un’ottima opportunità sono gli incentivi del “Conto Termico3.0”, finanziati con risorse nazionali. Grazie a questi, doteremo di pannelli solari gli edifici comunali. Inoltre, la scuola “Emanuele Carioni” verrà migliorata con nuovi infissi, un impianto di aerazione forzata e un adeguamento antisismico».
Cos’è invece il relamping? «E’ il cambio dell’illuminazione pubblica, mettendo lampade più efficienti, a LED. L’obiettivo è avere maggiore luminosità, una manutenzione più veloce e soprattutto poter consumare meno. Tutti gli interventi descritti mirano a rendere il Comune più efficiente e a portare avanti la “transizione verde”».