Arianna Fontana, una stella vista dai bambini
Non è solo una campionessa, ma un esempio di coraggio e determinazione: per realizzare i sogni servono impegno e passione
Quando parliamo di campioni, pensiamo subito a medaglie, podi, bandiere e gare da brivido.
Ma per noi, bambini della quinta elementare di Ponte, Arianna Fontana non è solo una campionessa di pattinaggio: è un faro, un sorriso che illumina le nostre giornate. “È incredibile!” esclama Emma, mentre sfoglia le foto di Arianna in azione. “Quando corre sul ghiaccio, sembra volare, e noi voliamo con lei con la fantasia.” I nostri quaderni sono pieni di disegni: Arianna con il casco colorato, Arianna che taglia il traguardo, Arianna che abbraccia i compagni di squadra.
Per noi, non è solo una sportiva: è una compagna invisibile che ci insegna a credere nei nostri sogni. “Io vorrei avere la sua determinazione,” dice Sebastian, stringendo la matita. “Anche quando cade, non si arrende mai. Io a volte mollerei subito.” In classe abbiamo provato a immaginare com’è la vita di chi è sempre in pista, sempre in corsa. Ci siamo accorti che dietro ogni medaglia c’è una fatica enorme, ma anche una gioia che illumina gli occhi. E quando Arianna sorride alle telecamere, ci sembra che stia sorridendo proprio a noi, bambini che la guardiamo con ammirazione.
Abbiamo chiesto ai nostri genitori di raccontarci storie di quando avevano la nostra età e sognavano di diventare grandi. E ogni volta, la storia di Arianna è quella che ci colpisce di più. Perché lei ci mostra che i sogni possono diventare realtà, ma solo se li insegui con costanza, con fatica, e con il cuore. Non serve vincere sempre, abbiamo capito: conta la passione, il cuore, il coraggio di rialzarsi. E Arianna ci insegna tutto questo senza parlare, solo con lo sguardo fiero e il ritmo dei pattini sul ghiaccio.
Alcuni di noi hanno provato a mettersi i pattini e scivolare sul ghiaccio come fa lei. All’inizio è difficile, cadiamo e ci facciamo male un po’, ma poi ci ricordiamo delle sue gare e sentiamo che anche noi possiamo farcela. È come se Arianna ci prendesse per mano, invisibilmente, e ci incoraggiasse a non mollare mai. Quando torniamo a casa e raccontiamo ai nostri genitori di Arianna, non parliamo solo di sport. Parliamo di sogni, di sfide, di forza e di amicizia. Parliamo di quelle volte in cui ci sentiamo tristi o scoraggiati, e di come un suo sorriso o un suo gesto ci ridiano coraggio. Pensiamo che, se anche noi un giorno dovessimo cadere, basterà guardare una sua gara per capire che si può sempre tornare a volare. Ogni medaglia che Arianna ha vinto è per noi una storia di coraggio, ogni gara è una lezione di vita. Non è importante solo il primo posto: è importante come si affrontano le difficoltà, come si cade e come ci si rialza. E Arianna, con il suo esempio, ci insegna a non avere paura di sognare in grande, anche se siamo piccoli.
Arianna Fontana, per noi bambini di Ponte, non è solo un’atleta: è un’ispirazione che scivola sul ghiaccio e arriva dritta nei nostri cuori. Ogni volta che sentiamo il rumore dei pattini su una pista di ghiaccio, immaginiamo lei davanti a noi, sorridente e veloce, e sentiamo che anche noi possiamo volare, almeno con la fantasia.
Una carriera fatta di coraggio, determinazione e amore per il ghiaccio. Dalle prime pattinate in Valtellina fino al palcoscenico olimpico, Arianna Fontana è diventata una leggenda dello short track, scrivendo pagine indimenticabili della storia olimpica italiana e conquistando il cuore di milioni di tifosi.
Qual è stato uno dei momenti più felici della tua carriera olimpica? «Uno dei momenti più emozionanti non è stato solo sul ghiaccio, ma l’abbraccio della mia comunità di Berbenno di Valtellina. In quel momento ho sentito l’affetto e l’orgoglio di un paese che ha sempre creduto in me».
Se potessi parlare alla Arianna bambina, cosa le diresti? «Le direi di credere sempre nel sogno che porta nel cuore e di non smettere mai di inseguirlo. Con passione, sacrificio e determinazione, anche i sogni che sembrano più lontani possono diventare realtà»
Tra le tue tante medaglie, quale racconta meglio chi sei? «Sicuramente l’argento nei 500 metri alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. È stata una gara durissima, con problemi alle lame, ma ho lottato fino all’ultimo metro».
Qual è stata la sfida più grande della tua carriera? «Restare al vertice per tanti anni. Significa allenarsi ogni giorno con costanza, trovare forza nei momenti difficili e continuare a credere nei propri obiettivi».