Giovani “pellegrini” alla scoperta del territorio
Zaino in spalla, borraccia piena e curiosità a ogni passo: il diario di viaggio di una giornata particolare sulla Via Francigena
Zaino in spalla, borraccia piena e tanta voglia di camminare! Mercoledì 15 aprile noi alunni delle classi 5ª della scuola primaria di Belgioioso siamo diventati dei veri «pellegrini per un giorno», percorrendo un tratto della storica Via Francigena, fino a San Giacomo alla Cerreta.
Siamo partiti da scuola e abbiamo capito subito che non stavamo facendo una semplice passeggiata: stavamo calpestando la stessa terra che, mille anni fa, i pellegrini percorrevano per andare da Canterbury fino a Roma.
All’inizio ci sembrava un’impresa impossibile, ma passo dopo passo la fatica è diventata divertimento, quasi un gioco di squadra in cui ognuno incoraggiava l’altro a non fermarsi. Lungo il sentiero abbiamo scoperto un mondo che spesso ignoriamo. I campi appena lavorati, i profumi della primavera, il canto degli uccelli e il rumore dei nostri passi sulla ghiaia ci hanno fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Abbiamo imparato a rallentare, a osservare meglio ciò che ci circonda e a dare valore anche ai dettagli più piccoli.
Abbiamo fatto una prima tappa a Santa Margherita dove abbiamo visitato la chiesa, punto di ristoro per i pellegrini, davanti alla quale abbiamo visto il simbolo europeo del pellegrino. Qui ci siamo fermati ad ascoltare le spiegazioni degli insegnanti, immaginando le storie di chi, nei secoli passati, si fermava proprio lì per riposare e riprendere il cammino. Abbiamo poi attraversato le campagne, osservando il nostro territorio che spesso conosciamo poco o guardiamo con poca attenzione. Tra filari, strade sterrate e piccoli corsi d’acqua, ci siamo resi conto di quanto sia ricco e interessante il luogo in cui viviamo.
L’incontro con due pellegrine americane, cui abbiamo chiesto da dove provenissero, ci ha fatto capire che questo è davvero un percorso riconosciuto a livello mondiale! Parlare con loro, anche con qualche difficoltà, è stato emozionante: ci ha fatto sentire parte di una grande comunità di viaggiatori.
Il momento più emozionante è stato l’arrivo alla chiesetta di San Giacomo. Lì, seduti sul prato a mangiare la nostra merenda, abbiamo chiuso gli occhi e immaginato i viandanti di un tempo che si riposavano proprio nello stesso luogo, senza cellulari o scarpe da ginnastica, ma spinti dalla fede e dalla voglia di avventura. Il silenzio e la tranquillità del posto ci hanno fatto sentire in pace, lontani dalla fretta di tutti i giorni.
Abbiamo anche scoperto che luoghi come questo custodiscono storie antiche e opere d’arte importanti, segni di un passato che continua a vivere. È stato come fare un viaggio nel tempo, pur restando vicino a casa.
«Mi sono sentito un po’ stanco, ma felice perché abbiamo camminato tutti insieme aiutandoci nelle salite».
«Ricaricati dalla gioia di aver raggiunto la meta, siamo tornati a scuola con una nuova esperienza incisa nel nostro cuore» hanno detto i nostri compagni a fine giornata.
Francesco abbiamo letto con entusiasmo il tuo libro che ci ha fatto conoscere meglio la storia del nostro territorio e della Via Francigena (chiamata anche Romea). Da dove è nata l’idea di scrivere questo libro? «L’idea è nata dal cane di un’amica di famiglia, lo ha adottato chiamandolo Camillo. Tutti i personaggi del libro sono degli animali che portano il nome di animali che hanno fatto parte della mia vita».
Perché Camillo indossa un abito bianco? «Camillo appartiene ad un ordine di frati che in estate indossano un abito bianco».
Perché hai scelto San Giacomo alla Cerreta come meta del cammino di Camillo? «Perché nel Medioevo San Giacomo era una chiesa importantissima, infatti contiene un affresco di Vincenzo Foppa, pittore milanese molto famoso».
Perché hai deciso di destinarlo ai bambini? «Perché i bambini vanno aiutati, in modo particolare bisogna sostenere le associazioni che si occupano dei bambini perché non ricevono abbastanza sussidi dal governo».
Come ti senti dopo aver scritto il libro? «Come per tutti gli altri miei libri, il giorno più bello è quello in cui vado in tipografia a ritirarlo.
Questo è un momento di gioia, quella che si prova per una nascita».