Gemellaggio a scuola: opportunità che unisce
Incontrare i ragazzi stranieri è un’esperienza più concreta per applicare le nuove conoscenze apprese e vivere una dimensione più europea
La scuola media “Saba“ di Milano da diversi anni partecipa al progetto di gemellaggio con alcune scuole francesi. Il progetto nasce dall’idea di motivare i ragazzi a imparare il francese, la seconda lingua straniera, che spesso viene ritenuta meno importante dell’inglese; con il gemellaggio si favorisce così l’ampliamento del lessico e delle competenze comunicative.
Secondo la definizione del dizionario De Mauro il gemellaggio è un “legame simbolico stabilito tra due città di nazioni diverse, atto a stabilire o sviluppare più strette relazioni economiche, politiche e culturali”.
Sul sito di Garzanti Linguistica è così definito: “legame di particolare amicizia istituito tra due città, scuole o associazioni, al fine di favorire più strette relazioni economiche e culturali”.
Il gemellaggio tra scuole, dunque, permette agli studenti la conoscenza di differenti culture e tradizioni, attraverso contatti con gli alunni. Inoltre offre la possibilità, agli alunni partecipanti, di vivere un’esperienza di arricchimento che mira a sviluppare l’educazione alla cittadinanza europea, la conoscenza, il confronto e l’accoglienza di altre culture, il superamento di pregiudizi, il rispetto delle diversità e la scoperta di nuove realtà. Dal punto di vista culturale, il gemellaggio facilita l’approccio alla civiltà e cultura francese, con l’inserimento dei partecipanti in ambienti sociali, scolastici e familiari.
Il progetto è strutturato in questo modo: la professoressa Guarnieri avvia la corrispondenza in prima media, a ogni alunno assegna un corrispondente e, sulla base del numero degli studenti dell’altra scuola, può capitare che qualcuno abbia più di un corrispondente.
Gli studenti scrivono a penna le lettere in francese alternando a volte l’italiano. Gli argomenti variano tra quelli studiati e concordati tra le prof., come le tradizioni dei Paesi, la descrizione delle famiglie e degli amici, delle case e delle passioni. Una volta scritte, le lettere vengono decorate con disegni e stickers, per renderle più colorate e personali.
La professoressa Guarnieri e la collega francese spediscono le lettere.
Il progetto prosegue con scambi di visite tra gli alunni. L’anno scorso sono venuti nella nostra scuola gli studenti di Lione; gli alunni francesi sono stati smistati nelle varie classi e, durante le ore di lezione, hanno svolto delle attività per conoscere meglio noi studenti italiani.
Nel pomeriggio hanno partecipato a tornei sportivi e hanno giocato a giochi da tavolo, in seguito hanno assistito alle prove di musica per uno spettacolo. In questo modo i ragazzi francesi hanno vissuto una giornata a diretto contatto con gli studenti corrispondenti conoscendoli di persona. Quest’anno i ruoli saranno invertiti: saremo noi alunni delle classi terze a partire per la Francia, visitare il collège, seguire qualche ora di lezione con loro in classe e vivere una giornata da francesi.
Come è nata l’idea? «L’idea è nata facendo ricerche su facebook, dove ci sono gruppi di insegnanti specializzati per introdurre il francese a ragazzi stranieri. Ho contattato una docente di una scuola vicino a Lione e abbiamo deciso di iniziare la corrispondenza. Ci siamo trovate bene perché lei è una persona molto cordiale. Il progetto è proseguito per alcuni anni.
Nel frattempo ho trovato un altro contatto: la sorella di una collega della nostra scuola. Lei insegna italiano in un collège nel sud della Francia, a Istres. Le nostre attuali terze corrispondono con gli alunni di questa scuola, mentre prime e seconde corrispondono con gli alunni della scuola di Lione».
Come si svolge il progetto? «Il progetto consiste nello scrivere delle lettere, tre o quattro all’anno, non di più, perché richiede molto tempo leggere quelle ricevute, scriverne altre e spedirle al collège. Le lettere sono cartacee, scritte a mano in modo curato e decorate, questo richiede più tempo che inviare delle email».
Perché cartacee e non via email? «Penso che sia molto più bello ricevere un foglio di carta con la calligrafia del mio corrispondente e non una email, sapere che ha avuto in mano questo foglio e ha avuto cura di decorarlo, rende molto più personale il lavoro. Meglio ricevere una lettera non corretta ortograficamente, ma autentica».