Cammino in salita tra natura, arte e storia
Scoprire e raccontare i tesori a volte nascosti e spesso scontati del proprio territorio per poi spostare lo sguardo sempre più in là
Quando si vive in un posto bello circondato dalle montagne e dai laghi spesso capita di dare quel luogo per scontato. Può accadere però di riscoprire un giorno che ciò che ti è vicino e familiare ha tanto da raccontare.
Gli alunni della classe quarta della scuola primaria S. Agostino di Casciago dell’Istituto Comprensivo Campo dei Fiori di Comerio hanno esplorato il proprio territorio, percorrendo con una guida il Viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese, nel Parco Regionale Campo dei Fiori e visitando la Casa Museo Pogliaghi in cima al borgo. Il Sacro Monte di Varese è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità e fa parte del sito Unesco dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.
Dalla sua cima guardando le colline e i laghi il Sacro Monte sembra iniziare il suo racconto: “C’era un volta un viale, ma non è proprio così…Io nasco alle spalle della città di Varese, mi chiamavano Monte Velate e, circondato da boschi di faggi, castagni, sono sempre stato meta di pellegrinaggi di fede. Nel 1604 Giovanni Battista Aguggiari, padre cappuccino, ebbe un’idea: offrire ai pellegrini un percorso religioso più confortevole rispetto ai sentieri esistenti, ma ugualmente immerso nella natura. Attraverso la donazione di beni di famiglie lombarde nobili, ma anche di offerte di persone semplici, viene costruito il mio viale lungo dodici chilometri con quattordici cappelle, progettate dall’architetto varesino Giuseppe Bernascone che raccontano i misteri della fede cristiana.
E così in una giornata autunnale di pioggia e di foschia gli alunni con ombrellini e mantelle percorrono il viale. Intravedono tra i colori caldi della vegetazione dei contorni bianchi per poi trovare riparo dalla pioggia sotto i portici delle cappelle. Qui ascoltano e osservano: la guida racconta loro che il viale ciottoloso è costruito con pietre levigate dai fiumi secondo l’antica tecnica della “rizzata lombarda”.
Trasportati in un tempo passato, all’interno delle cappelle, osservano, dalle finestre, affreschi colorati, grandi sculture di terracotta ed elementi reali come piatti, tavoli, sedie che rendono le scene più vere. Nei pressi della terza cappella ammirano l’opera “Fuga in Egitto” del pittore siciliano Renato Guttuso che occupa un’intera parete e sembra parte della montagna. La giornata prosegue con la visita alla Casa Museo Pogliaghi ed una vera e propria “caccia ai tesori”. Vi sono oggetti antichi provenienti da tante diverse parti del mondo. I piccoli visitatori ammirano incuriositi vasi cinesi, elementi romani e greci e trovano tracce di Egitto in due sarcofagi.
Rimangono poi incantati dal gesso del portale del Duomo nella sala centrale. Poi, sotto i raggi d’un sole appena apparso, ripercorrono in discesa il lungo viale. Il paesaggio adesso con i suoi colori luminosi fa da sfondo all’unione tra la natura, l’arte e la storia di questo luogo.
Lodovico Pogliaghi, scultore, pittore, architetto lavora al restauro delle cappelle e del santuario del Sacro Monte. Incantato da questo luogo decide di costruire qui la propria casa che diviene un vero e proprio scrigno dei tesori.
Amava collezionare opere da tutto il mondo.
Nella sua casa laboratorio, divenuta Casa Museo Pogliaghi, si possono ammirare i suoi lavori e i pezzi della sua collezione di oggetti antichi lontani e vicini.
La Casa Museo rispetta l’arredamento e il gusto di Pogliaghi che, dal suo studio in cima al monte, poteva ammirare il lago di Varese. Di corporatura esile, chiamato per questo “Pougliaghin”, qui, l’artista progetta, crea e insegna.
Altro ospite speciale è Renato Guttuso la cui moglie possiede una casa a Velate, ai piedi del Sacro Monte.
Questo luogo, con la sua tranquillità e il suo panorama, affascina anche l’artista siciliano che ama trascorrere qui le proprie vacanze ed accetta di dipingere l’affresco “Fuga in Egitto” presso la parete esterna della terza cappella. Nell’autunno del 1983 l’artista lavora all’aperto tra la curiosità dei visitatori che percorrevano il viale e che venivano ad osservare il suo lavoro.
Con colori luminosi e forti il suo dipinto diventa parte di questo luogo e simbolo di chi cerca riparo dalle difficoltà.