Ancora femminicidi nel 2026? Incredibile
Dopo tutti questi anni ne stiamo ancora parlando? Purtroppo sì, la violenza di genere persiste: un’emergenza che richiede attenzione costante
Anna Tagliaferri, Linda Iyekeoretin, Aurora Livoli. Federica Torzullo. Tra Dicembre e Gennaio sono morte queste quattro ragazze. E non sono tutte. In totale, negli ultimi 12 mesi, sono morte 84 donne. Ci rendiamo conto di quante sono? In un solo anno. Uccise da mariti, partner, fidanzati, ex e amici. Tutte morte per aver detto NO. NO ad un abbraccio, NO ad un bacio, NO a una proposta di tornare insieme. Non possiamo più restare a guardare in silenzio mentre ogni giorno una donna viene uccisa da chi diceva di amarla.
La parola “amore” non può venire usata per controllare, possedere e distruggere una persona. La denuncia deve partire da ognuno di noi. Se siamo in tanti la nostra voce sarà più forte. Basta giustificazioni: è ora di abbattere il muro del silenzio.
L’amore non è violenza, non abbiate paura di chiedere aiuto. Il femminicidio non è solo qualcosa che uccide: può essere un’insieme di parole molto scortesi e cattive rivolte a una donna, violenza psicologica e libertà negata. I segnali d’allarme includono essere umiliate, insultate, criticate costantemente, o sentirsi dire di non poter mantenere rapporti con amici e familiari. Noi siamo qui e continueremo ad alzare la voce, perché ogni donna ha il diritto di vivere libera e di essere rispettata. Non ci fermeremo finché non cambierà davvero qualcosa. Il femminicidio è sangue versato e un corpo spezzato da qualcuno di cui ci fidavamo. Tutto ciò che viene prima: le urla soffocate tra le pareti di casa, i “sei mia e basta”, i controlli, l’isolamento e la paura costante. È la voce che si spegne giorno dopo giorno e il sorriso che scompare. Non è solo la mano che colpisce, è la mente che manipola, che fa sentire piccola, colpevole e sbagliata. Noi continueremo a combattere finché nessuna dovrà più avere paura di tornare a casa, di direno e di essere se stessa. Perché il rispetto non è una concessione, ma un diritto. Il femminicidio psicologico non lascia lividi sulla pelle, ma ferite profonde nell’anima ed è fatto di parole che umiliano.
Non servono schiaffi per distruggere una persona: basta farle credere che non vale nulla, che senza quell’uomo non è nessuno e che è sempre colpa sua.
È violenza quando vive nella paura di dire una parola sbagliata, di vestirsi in maniera “esagerata” o “volgare”, o di sorridere a qualcuno. Il femminicidio psicologico è reale: uccide dentro prima di colpire fuori e non possiamo ignorarlo solo perché non si vede. Va riconosciuto come il preludio a una violenza fisica e letale. L’omofobia non deve esistere, così come ogni altra forma di discriminazione e odio. Ogni individuo ha diritto a esistere, amare ed esprimersi liberamente senza subire oppressione. La parità e il rispetto sono i pilastri fondamentali di una società civile che rifiuta ogni forma di abuso, sia esso fisico, psicologico, economico o di qualsiasi altra natura, garantendo dignità e sicurezza a tutte le persone.
In Italia, i centri antiviolenza sono luoghi chiave dove le donne che subiscono maltrattamenti possono trovare aiuto, ascolto e protezione immediata. Sono presenti in molte città e operano grazie all’impegno di operatrici formate che accolgono le donne in modo introverso e senza giudicare. Qui è possibile ricevere dati sui propri diritti, un sostegno psicologico e, se necessario, un aiuto legale gratuito. Questi centri non offrono solo un riparo nei momenti di emergenza, ma accompagnano le donne in un percorso di autonomia.
Spesso vengono coinvolti il sistema assistenziale e la forza pubblica per garantire una tutela completa. Un altro aspetto fondamentale è la prevenzione.
I centri organizzano incontri nelle scuole, campagne di informa-zione e momenti di confronto per spiegare che la violenza non è mai accettabile. Parlare di questi temi aiuta a riconoscere i segnali di pericolo e a costruire una cultura basata sul rispetto.
Conoscere l’esistenza dei centri antiviolenza è importante per tutti, perché possono rappresentare una via d’uscita reale per chi vive situazioni difficili.
Per chi ha bisogno di supporto immediato, il Numero Antiviolenza e Stalking 1522 è attivo 24 ore su 24, oppure si può cercare il centro più vicino consultando la mappatura disponibile sul sito di Donne in Rete contro la violenza.