ll progetto de Il Giorno per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Laurenti di Belgioioso (PV) - 5B

“Bellare“, la parola magica per essere felici

Il rito del lunedì che insegna a guardare il mondo con occhi nuovi, rendendo i ragazzi costruttori di sensazioni positive e portatori di pace

Bellare /bel·là·re/ v. intr. [neologismo; da “bello”, sul modello di “amare”, “sperare”]. Imparare a cercare il bello nelle cose, negli eventi e nelle persone, anche quando esso non appare immediato o evidente. Soffermarsi con consapevolezza su ciò che suscita armonia, stupore o gratitudine.

“Bellare” è stato scoperto dall’educatrice Anna Polgatti; questa espressione è stata usata nel suo podcast #100cosebelle. In ogni puntata era prevista la scelta di 10 parole e, per ciascuna, 10 cose belle. Inoltre, si collega al gioco della felicità di Pollyanna.

Questo vocabolo è arrivato a Belgioioso grazie alla nostra maestra. Un lunedì del mese di novembre ci ha chiesto di scrivere una cosa bella accaduta nel nostro weekend. Dopo aver scoperto questo modo di vedere la vita, abbiamo deciso di inserirlo tra i diritti dell’infanzia della nostra classe: il “diritto di bellare”. All’inizio è stato difficile trovare le cose belle, ma poi, andando avanti e allenandoci, è diventato più facile e spontaneo. Questo nuovo stile di vita ci ha cambiato: infatti, dopo aver “bellato”, ci sentiamo tranquilli, in pace con noi stessi e con gli altri. Abbiamo imparato a guardare il mondo con occhi nuovi e riusciamo a vedere il bello anche nelle piccole cose.

Alcuni di noi sono felici quando la domenica il papà va a prendere le brioche per tutta la famiglia; altri quando pranzano dalla nonna, quando fanno gite, quando escono con gli amici o quando passano del tempo insieme ai loro cari. Ma la cosa bella è che ora ce ne accorgiamo.

“Bellare” è diventato il nostro piccolo rito del lunedì: raccontiamo il bello che abbiamo vissuto durante il fine settimana. Questo modo di vivere rende felici noi e anche le persone che ci stanno accanto. Siamo contagiosi! Vogliamo raccontare questa esperienza perché ci piacerebbe far conoscere questa parola a tante persone. Vorremmo che tutti diventassero portatori di bellezza. Abbiamo un compito importante: far capire alle persone, e soprattutto a chi a volte fa più fatica a vedere il bello, che questo modo di vivere può rendere tutti più felici.

Durante questo percorso abbiamo imparato anche a riconoscere il bello alla fine di ogni giornata, per andare a dormire sereni.

Parlandone insieme abbiamo capito che “bellare” è una responsabilità, perché il bello si diffonde con l’esempio e stando insieme. Hai presente quando assaggi una fetta di torta? Ti viene subito voglia di condividerla con gli altri. Allo stesso modo possiamo far “assaggiare” il bello alle persone che abbiamo vicino.

Purtroppo, sul dizionario “bellare” significa combattere e fare la guerra. Noi, invece, vorremmo proporre questa parola all’Accademia della Crusca con una nuova accezione: vedere e condividere il bello. Pensiamo che potrebbe aiutare le persone a diventare costruttori di bellezza e a portare la Pace nel mondo. Crediamo che “bellare” possa essere la chiave per il futuro!

 

La classe 5ªB ha deciso di realizzare un sondaggio sul “bellare” a Belgioioso. Abbiamo intervistato amici e familiari e aperto l’indagine a tutta la scuola e raccolto 129 interviste, coinvolgendo tutte le età: dalla Silent Generation alla Gen Alpha.

Il 48% conosceva il significato, mentre il 78% “bellava” senza saperlo. Analizzando i dati, abbiamo scoperto che la Gen Z è quella che incontra più difficoltà a “bellare”: adolescenti che si sentono arrabbiati con il mondo e tendono a vedere il negativo.

Per questo vorremmo aiutarli ad allenarsi a cogliere il bello, così da affrontare con serenità anche ciò che appare difficile.

Al contrario, la generazione che “bella” di più è quella dei Boomers: ricordano tanti momenti felici. E la Silent Generation? Nonna Celestina racconta che “bella” quando arriva la nipote e ricorda le gite in bicicletta. Nonno Camillo non conosceva il termine, ma dice di pensare spesso al valore della bellezza.

Dalla ricerca emerge che molte persone sono state “contagiate” da questo atteggiamento positivo. Tra le frasi significative: “Che bello bellare… bellerò!”, “Dal bullismo al bellismo”, “Vivere in un ambiente orientato alla bellezza, sia negli spazi sia nelle relazioni umane, garantisce benessere e ha effetti positivi sull’apprendimento.”. Mettiamoci tutti a bellare! Viva il bellismo!

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