ll progetto de Il Giorno per i lettori di domani

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Scuola Secondaria di I grado Fornovo San Giovanni di Fornovo San Giovanni (BG) - 3C, 3E gruppo 1

Baby gang e maranza, dietro la maschera

Ecco cosa spinge sempre più giovani a far parte delle bande che spadroneggiano ovunque con aggressioni e atti di vandalismo

Non passa giorno senza che i social o i telegiornali parlino di loro: gruppi di giovanissimi, spesso minorenni, che occupano le piazze, disturbano i passanti e, a volte, compiono atti di vandalismo o violenza. Ma cosa spinge un ragazzo di 13 o 14 anni a unirsi a una baby gang? È solo cattiveria o c’è dell’altro? Molti pensano che il termine «baby gang» sia nato di recente, magari ispirato da qualche rapper famoso. In realtà, questa espressione esiste da oltre vent’anni per descrivere la micro-criminalità giovanile.

Oggi, però, il fenomeno è cambiato: è diventato una “violenza spettacolo”. Per questi ragazzi, non basta compiere un’azione prepotente; l’importante è filmarla e postarla su TikTok o Instagram. La telecamera dello smartphone diventa uno scudo: attraverso i “like”, si sentono invincibili e parte di qualcosa di grande.

Gli esperti affermano che alla base delle motivazioni che spingono i più giovani a entrare in una gang c’è spesso un grande vuoto. Molti ragazzi vivono situazioni difficili in famiglia o a scuola, si sentono trascurati o annoiati. La gang offre loro quello che non trovano altrove: un senso di appartenenza. Il gruppo diventa una “famiglia alternativa” dove ci si sente protetti e forti, anche se questa forza si basa sulla paura che si incute negli altri.

Ormai li riconosciamo subito: tute sportive di marca sovrastate da collane a maglia grossa, borsello a tracolla, capelli sfumati e l’immancabile cassa Bluetooth a tutto volume. È la cultura del “maranza” (termine che deriva dallo slang milanese zanza, cioè prepotente). Ascoltano musica trap che spesso parla di armi e vita di strada, che denigra la figura femminile. Ma attenzione: la musica e le serie TV come Mare Fuori raccontano storie; il problema nasce quando si scambia la finzione per vita vera! Il fenomeno non riguarda solo chi vive in quartieri difficili, ma colpisce anche la cosiddetta classe media.

Spesso è la noia la scintilla che fa scattare la violenza. Quando non si hanno hobby, passioni o genitori che seguono il percorso dei figli, lo scontro fisico diventa un modo distorto per “divertirsi” e sentirsi vivi. La povertà educativa e l’assenza dei genitori, fisica o emotiva, possono essere pericolose quanto la povertà economica! È importante ricordare però che, sebbene questi gruppi facciano molto rumore, rappresentano solo una minima percentuale: la sfida per la società è intercettare quel 6,5% di ragazzi prima che il gruppo diventi l’unica “famiglia” possibile, mentre la vera sfida per noi giovani, oggi, è avere il coraggio di essere noi stessi, senza dover indossare una maschera violenta per sentirci visti e accettati.

Essere parte di un gruppo è bellissimo, ma solo quando quel gruppo ti valorizza senza chiederti di ferire o distruggere per essere accettato: questa non è amicizia.

 

Per capire quanto sono diffuse le baby gang nel nostro territorio e quanto è forte il problema dei “maranza” abbiamo intervistato il nuovo maresciallo della caserma dei Carabinieri di Caravaggio.

Questi gruppi sono molto diffusi nel nostro territorio? «Spesso queste problematiche scaturiscono da una mancata integrazione o da difficoltà familiari, ma fortunatamente non sono molto diffuse – risponde il Maresciallo Monteforte. – C’è stata qualche aggressione, ma non al punto da metterci in allerta. Ovviamente noi carabinieri cerchiamo di prevenire questi episodi monitorando sempre il territorio a noi assegnato quindi, oltre Caravaggio, anche alcuni dei paesi limitrofi» Che cosa fate nel caso un ragazzo venga maltrattato da dei coetanei? «Prima di tutto verifichiamo l’identità dei presenti, poi procediamo ad informare il Pubblico Ministero per avviare un’indagine. Il nostro obiettivo è cercare di ricostruire l’accaduto, capirne le motivazioni e, infine, individuare il colpevole».

Che messaggio volete lasciare ai ragazzi? «Vogliamo segnalare la pericolosità di questi gruppi, che pensano di far diventare l’illegale una cosa normale. Quando ero giovane – conclude – non c’erano questi problemi soprattutto perché non c’erano i social dove potersi vantare delle malefatte commesse. State attenti! » 

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