La “Deposizione“ di Poloni, tesoro riscoperto
L’affresco sotto i Portici della Misericordia venne dipinto per l’anno giubilare del 1933 e oggi ha bisogno di un restauro
Chi vede un affresco, vede un tesoro; ma, sotto i portici a Romano, un grande affresco giace quasi dimenticato e molti vi passano davanti senza accorgersi della sua bellezza, solo qualcuno sembra ricordarsi di lui, portandogli dei mazzolini di fiori in ricordo di una pietà popolare anch’essa quasi scordata. Gli fanno compagnia gli avventori di un bar che, sorseggiando un caffè od un aperitivo, passano il tempo chiacchierando o giocando a carte sotto di lui.
Fu dipinto da Girolamo Poloni sotto i “Portici della Misericordia” per il Giubileo del 1933, quasi un secolo fa, e riproduce la Deposizione di Gesù Cristo dalla Croce. Siamo alla nona ora, cioè le tre del pomeriggio, grandi nuvole grigie incombono sulla scena, togliendone luminosità ma aumentandone la drammaticità: San Giovanni tiene tra le braccia il corpo senza vita di Gesù, alla sua destra, leggermente in secondo piano, si vedono la Madonna e la Maria Maddalena addolorata, il linguaggio del corpo è esemplare, le braccia sono spalancate in segno di grande dolore, il volto è disperato. Sullo sfondo si vedono due donne vestite di bianco: Maria e Maria di Cleofe, che avanzano verso la scena principale. I dettagli, che passano quasi inosservati più di quanto non lo sia lo stesso affresco perché quasi nascosti dalla polvere e dalla necessità di un restauro, spiegano meglio ciò che stiamo osservando: in basso a sinistra, guardando, notiamo la corona di spine che venne messa a Gesù sulla croce per umiliarlo, il martello e la tenaglia usata per togliere i chiodi messi nelle mani e nei piedi, la corda utilizzata per calare il corpo durante la deposizione; in basso a destra, la firma di Girolamo Poloni; al centro una scritta in latino “O crux, ave spes unica” che gira attorno ad un globo sormontato da una croce con sotto un cartiglio con la scritta sempre in latino: “Jubileum Humana Redemptionis”, sormontata dalla data MCMXXXIII.
Fu realizzato l’affresco in occasione del Giubileo Straordinario per gli anni 1933-1934 per il 1900° Anniversario della Redenzione indetto da papa Pio XI.
La sua ideazione da parte del Poloni è databile al 1931 e la sua conclusione dovette essere proprio per l’inaugurazione dell’Anno Giubilare. Questo affresco è stato oggetto di restauro negli anni ‘80 da parte di Vincenzo Villa e all’inizio del nuovo millennio, che indagò, con piccoli saggi, anche sulla eventuale presenza sottostante di un ipotetico affresco seicentesco, che si pensa possa essere attribuito al pittore soncinese Lodovico Costa, ma che non sembra essersi conservato. Purtroppo, l’affresco non versa in ottime condizioni ed alcuni particolari stanno scomparendo, sarebbe bello poterlo rivedere restaurato in vista dei suoi cento anni e del prossimo Giubileo per il bimillenario della Redenzione.
L’affresco oggi è quasi dimenticato e solo qualcuno di tanto in tanto vi porta dei fiori
L’idea di riscoprire l’affresco nasce come integrazione del progetto di studio fatto dai nostri compagni del Consiglio Comunale dei Ragazzi sui Portici della Misericordia di Romano di Lombardia.
SI tratta di uno dei primi esempi di edilizia popolare voluta nella seconda metà del XV secolo dal celebre condottiero e capitano di ventura Bartolomeo Colleoni, signore di molti paesi della bassa bergamasca tra cui Romano di Lombardia.
I “Portici della Misericordia” sono un raro esempio di architettura civile e furono donati dal Colleoni alla sua morte al Consorzio della Misericordia, anche se nel 1475 la costruzione non era ancora conclusa. I portici conservano questo nome perché ancora oggi sopra i locali destinati alle botteghe al pianoterra, vi sono degli appartamenti destinati ai più bisognosi.
I portici erano e sono un luogo di commercio: infatti, ad ognuna delle sedici campate corrispondeva una bottega, al di sopra delle quali si trovano un alloggio al primo piano e una legnaia sottotetto.
I Portici occupano uno spazio compreso tra Palazzo della Ragione, sede del Consiglio Comunale di Romano di Lombardia, e la parete della Rocchetta, dove si trova l’affresco della Deposizione di Poloni, una parete che, fino al 1645 anno del crollo, si apriva verso il corpo di guardia della grande torre di Porta Brescia.