ll progetto de Il Giorno per i lettori di domani

Scuola Secondaria 1^ Grado «E. De Marchi» Junior di Milano (MI) - Classe 3L

Un asterisco per indicare il genere neutro

Sui social l’inclusività della lingua italiana viene risolta con un segno grafico, ma non tutti sono d’accordo

Si discute sempre più spesso di metodi alternativi per rendere la lingua italiana più inclusiva: è stato proposto, per esempio, di sostituire la desinenza delle parole con un asterisco, con uno schwa, con la lettera u oppure con ø, per includere qualsiasi identità di genere dato che in questo modo non si è obbligati ad utilizzare esclusivamente il maschile o il femminile.

Questo argomento, che abitualmente viene trattato da esperti in ambito sociologico e linguistico, è anche molto presente sui social media. Infatti proprio sulle più famose piattaforme ci si può imbattere facilmente in post in cui moltissime persone danno la propria opinione sulle proposte per l’inclusività della lingua e che propongono a loro volta metodi alternativi per includere tutti. L’argomento è ovviamente complicato e delicato e sicuramente non si può risolvere con un post, tuttavia indica come si tratti di un tema che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, coinvolge veramente un largo strato di popolazione.

I social su cui viene trattato molto l’argomento sono Facebook e Twitter, utilizzati soprattutto da persone più mature, ma anche su Tik Tok e Instagram, rivolti principalmente ad un pubblico più giovane, si possono trovare con facilità video di persone che cercano di diffondere quest’uso, che esprimono la loro opinione al riguardo e che sono pronte a iniziare un dibattito, spesso acceso, con chi ha idee diverse dalle proprie. Su questi social, come su altri, c’è una particolare predilezione per l’uso dell’asterisco: molti se non vogliono specificare o non conoscono il genere di una persona si riferiscono a questa utilizzando appunto tale segno grafico.

I lati negativi della diffusione di questi usi sono la nascita di un modo superficiale di trattare l’argomento e la disinformazione: alcuni infatti trattano l’identificazione di genere in modo leggero, come se fosse una moda o un espediente per ricevere attenzione. Si vedono spesso video di bambini che annunciano di aver capito di non appartenere al loro genere biologico e di voler essere trattati di conseguenza o adolescenti che si sentono fluidi, non binari e che vogliono affermare la loro “non identità “ anche e soprattutto attraverso le parole che li definiscono.

Si è diffuso sui social anche l’utilizzo dei pronomi inglesi nella biografia del proprio profilo per specificare il genere di appartenenza: per esempio chi si sente appartenente al genere femminile utilizza she/her, chi al maschile he/him, chi invece non si identifica in nessuno dei due they/them. Per quest’ultima categoria di persone la traduzione italiana è più complessa: nella nostra lingua, al contrario di quella inglese, non ci sono pronomi neutri e per questo motivo nei commenti sotto ai loro post, per riferirsi a queste persone o semplicemente per scrivere loro un messaggio, di solito si utilizzano gli asterischi, gli schwa, le u e gli altri simboli su cui si dibatte tanto ultimamente.

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