Ecco le strade dal carcere al riscatto
I dati indicano un aumento della criminalità nel Varesotto, ma alcune cooperative dimostrano che lavoro e relazioni riducono la recidiva
Nella provincia di Varese si sta registrando un progressivo innalzamento dei livelli di criminalità. A confermarlo purtroppo sono i dati: secondo la classifica stilata dal Sole 24 Ore, il territorio è passato dal trentunesimo al ventinovesimo posto tra le province meno sicure d’Italia.
La presenza dell’aeroporto di Malpensa, la vicinanza al confine svizzero e un tessuto urbano e commerciale particolarmente esteso rappresentano fattori che storicamente rendono la provincia più esposta rispetto ad altre aree lombarde.
Poco rassicuranti sono poi i dati sulla recidiva: secondo le statistiche circa il 70% delle persone detenute torna in carcere, segno di un sistema che fatica a offrire reali possibilità di reinserimento.
Eppure, una strada diversa sembra possibile. A dimostrarlo sono esperienze come quella della cooperativa sociale «La Valle di Ezechiele», fondata da don David Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio. Don David racconta che, su 35 persone accompagnate nel percorso di reinserimento, solo una è rientrata nel mondo del crimine. Anche Elena Pasqua, educatrice ed ex dipendente della cooperativa «La Zattera» di Legnano conferma la possibile efficacia di questa strada. Elena fino a qualche anno fa ha seguito un progetto avviato dalla cooperativa nel 2016 per detenuti a fine pena. Anche in questo caso i ragazzi coinvolti con cui lei ha lavorato non sono tornati a commettere reati. Si tratta di dati che invitano a riflettere.
Una delle principali cause della recidiva è rappresentata dalla mancanza di lavoro. Le persone ex detenute devono affrontare il peso del pregiudizio e raramente trovano datori di lavoro disposti a concedere fiducia.
Appare dunque importante offrire lavoro e una nuova prospettiva di vita a chi sta terminando di scontare la propria pena. Le attività promosse dalla cooperativa «La Valle di Ezechiele» spaziano dalla digitalizzazione di archivi cartacei alla creazione di database per una società milanese che si occupa di diritti di riproduzione musicale, fino a lavori di assemblaggio. In via Amendola, inoltre, la cooperativa gestisce un frutteto con piante di mirtilli; infine il progetto «Preason Beer» simbolo di un riscatto possibile.
Il cappellano sottolinea però che la questione non è solo economica: è importante anche costruire nuove relazioni e una nuova mentalità. In carcere, infatti, molte persone finiscono per identificarsi con il reato commesso, immerse in dinamiche dove il crimine diventa normalità o persino motivo di vanto.
Investire su percorsi come quelli promossi dalla Valle di Ezechiele significa provare a spezzare questo circolo vizioso. È un beneficio per chi esce dal carcere, per le loro famiglie, ma anche per l’intera società. Perché ridisegnare il destino di chi ha sbagliato rappresenta una possibilità concreta di ridisegnare il futuro anche della provincia di Varese.
Don David Riboldi ci parla di nomi, volti, storie. Tra queste c’è quella di Emanuele (nome di fantasia), un ragazzo che non sa cosa vuol dire avere una famiglia che lo ami, ma che chiede di poter avere un posto in dormitorio e un lavoro tramite la cooperativa «La Valle di Ezechiele» per provare a vivere con qualcuno che lo attende. Da quando aveva 10 anni fino al compimento dei 28, ha visto il padre solo dietro le sbarre e la madre era spesso in comunità. L’immagine che ci restituisce don David è quella di un ragazzo che cammina tra le strade del centro di Busto Arsizio e nota che è Natale dai rumori di festa che invadono le case, un ragazzo che non ha mai ricevuto una torta di compleanno. Quella che tanti definiscono normalità è per lui un sogno irraggiungibile. Nessuno che lo aspetti a casa, nessuno che lo faccia sentire pensato, benvoluto, atteso.
Emanuele non sa cosa significhi avere una casa o un lavoro, quindi è resistente a un percorso di reinserimento perché fatica ad accettarlo sia strutturalmente sia emotivamente. L’unica possibilità è trovare un luogo e delle relazioni che gli offrano una nuova normalità. Don David e la cooperativa La Valle di Ezechiele mostrano come accoglienza, pazienza e opportunità concrete di lavoro possano fare la differenza, trasformando una vita segnata dall’assenza di affetti in un percorso di speranza e cambiamento.