Meda più forte della “tempesta perfetta“
La rinascita della città dopo essere stata duramente colpita dal maltempo: verso un futuro sostenibile e armonico tra uomo e ambiente
Il sindaco a scuola. Il 4 dicembre 2025 il primo cittadino di Meda, Luca Santambrogio, ha risposto cordialmente all’invito dei ragazzi della «Traversi« per visitare il laboratorio di giornalino. È stata una visita molto gradita perché ha tenuto una lezione in cui ha spiegato le cause dell’esondazione del torrente Tarò e cosa il Comune sta provvedendo a realizzare per evitare un altro evento di questa gravità. Gli alunni hanno così avuto la possibilità di un confronto aperto e chiaro, e chi ha vissuto un disagio che l’ha coinvolto emotivamente si è sentito rassicurato.
Cosa succede quando l’acqua decide di impossessarsi di una città anziché fluire ordinata nei propri argini e condotti? La risposta è tragicamente ovvia: le nostre fognature e i nostri corsi d’acqua, sovraccarichi, traboccano, rendendo la pioggia fonte di una possibile catastrofe.
Questo è proprio ciò che è successo a Meda il 22 settembre 2025, la famosa “tempesta perfetta”, causata da diversi fattori tra cui il fatto che il Tarò non ha sfoghi, cioè non ha zone naturali in cui sfogare le acque in piena. Il reticolo idrico minore di Meda è stato descritto come un vero e proprio “imbuto” in cui si è raccolta una grandissima quantità di pioggia: l’alveo del Tarò non è stato sufficientemente capiente da smaltire questa massa d’acqua, anche a causa della presenza di ostruzioni che hanno creato un “effetto tappo” sotto ai ponti.
Inoltre, il mancato rispetto delle fasce che impediscono di edificare a meno di 10 metri da un corso d’acqua (previste fin dal 1904!), ha causato la riduzione dello spazio per le acque e l’aumento della velocità e della pressione del fiume, che è così esondato con violenza nelle strade circostanti.
Il Tarò ha già straripato in passato: nel 1976, nel 1993, nel 2014, nel 2023 e nel 2025. Purtroppo per effetto del cambiamento climatico la distanza tra un evento e l’altro si è accorciata drasticamente, a differenza dell’intensità delle piogge che è aumentata.
Per questo motivo Meda ha dato il via ad alcuni importanti lavori: entro il 2028 verranno realizzate delle aree di laminazione, cioè piscine che contengano le acque in piena del torrente; in particolare, nella zona della scuola Anna Frank si sta realizzando un “laghetto” alla base della collinetta dove convogliare in sicurezza le acque piovane. Inoltre verranno rimossi tratti di asfalto ai lati delle strade, ripristinando le aiuole in cui l’acqua potrà di nuovo infiltrarsi; infine, si utilizzerà l’asfalto drenante in città, composto da sassolini e una resina che lascia infiltrare l’acqua piovana nel sottosuolo.
L’esperienza della “tempesta perfetta” ha lasciato un segno importante nella comunità medese. Tutte queste iniziative mirano a trasformare Meda in una città resiliente in grado di garantire che il Tarò non rappresenti mai più una minaccia per i cittadini.
Meda, 22 settembre, ore 8:15 circa: il Tarò esonda.
Nei giorni seguenti, si diffonde tra alcuni medesi la convinzione che tutta quell’acqua arrivasse dall’apertura di una imprecisata diga in Svizzera.
Notizia forse nata dalla paura che si era provata in quei momenti, ma sicuramente originata dalla scarsa conoscenza del territorio.
Per fare chiarezza, è arrivato al-la Scuola Traversi l’egregio geologo e consulente ambientale prof. Gianni Del Pero, cittadino medese, che ha spiegato che il Tarò raccoglie le acque di decine di torrentelli che scendono dalle colline circostanti verso la valle in cui si trova Meda.
Si tratta di una pianura alluvionale, cioè una valle in cui da 11 mila anni i torrenti esondano, scavano gli argini e ridistribuiscono il terriccio che trascinano con sé. Insomma, la Svizzera non c’entra nulla! Il messaggio è chiaro: dobbiamo conoscere il nostro territorio per evitare la diffusione di notizie false e avventate. Sì, perché si era diffusa anche un’altra fake news, più difficile da smontare, secondo cui era necessario fare dei vaccini per proteggersi dalle malattie portate dalle acque sporche. Nemmeno questo era vero, anche se effettivamente in alcuni punti si scarica ancora acqua non trattata direttamente nel Tarò, acqua che poi percola fino alla falda da cui attingiamo… ci vuole più cura!