Istituto comprensivo «Alessandro Volta» di Mandello del Lario (LC) - Classe 2A

Il ricordo dell’olocausto non si cancella

I ragazzi della 2^A di Mandello del Lario si interrogano sul valore, il significato e l’attualità della giornata della memoria

Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, ma che cos’è e perché viene celebrata? I ragazzi di 2^A dell’Istituto A. Volta di Mandello del Lario se lo sono chiesto, visto che non hanno ancora avuto modo di studiarlo in storia. Allora hanno prima di tutto ricercato che la Shoah è un termine ebraico che indica lo sterminio degli ebrei da parte di Hitler e dei Nazisti durante la Seconda guerra mondiale: vennero rinchiusi nei campi di concentramento migliaia di persone, destinate a morire. Ma chi erano queste? Ebrei, ma non solo: individui considerati diversi, come rom, testimoni di Geova e omosessuali. Questi praticamente venivano privati dei diritti umani , perdendo la loro dignità.

Eppure, come dice la nostra Costituzione negli articoli 2 e 3, ognuno gode di diritti “inderogabili” cioè che nessuno gli può togliere; e tutti siamo uguali. Pertanto, seppur diversi per lingua, religione, cultura, abbiamo tutti uguale valore.

Ma da dove è nato tanto odio? Non cresciamo forse educati alla tolleranza e all’accettazione dell’altro? Eppure in un documentario visto in classe, Anne Frank, una bambina ebrea, è dovuta scappare ad Amsterdam, per sfuggire alle SS, guardie naziste, dove con la sua famiglia è vissuta per tre anni, ma in condizioni di vera reclusa: al mattino i Frank non potevano né parlare né andare ai servizi, e durante tutta la giornata vivevano con le finestre quasi murate. Purtroppo, come altri milioni di bambini ebrei, Anne fu presa e deportata. Di lei c’è rimasto quel diario di cui abbiamo letto l’inizio (Anne l’aveva chiamato Kitty) e che è stato conservato grazie a Miep Gies, segretaria di Otto Frank che l’ha ritrovato e dopo la guerra lo ha riconsegnato al padre della bambina. Ci sono molti film che trattano di questo argomento, come «La vita è bella», molto commovente nella scena finale, in cui il bambino, Giosuè, crede di avere vinto un carro armato vero, quando gliene compare davanti uno guidato da un Americano. Incentrato sulla fine della guerra, e quindi immerso in un’atmosfera di gioia e di festa, è il brano “Arrivano gli Americani” tratto dal libro «La bicicletta di mio padre», anch’esso una specie di diario, scritto da Roccheggiani.

E che dire della lettura «Il cuore della bambola» nell’opera di Corradini «Luci nella Shoah»? Eravamo tutti in silenzio- e non è cosa da noi!- mentre la prof.

leggeva la parte in cui la bambola della bambina ebrea le veniva strappata di mano da parte di una guardia nazista. Questa bambola, di nome Marlene e che ora si trova al Museo dell’Olocausto di Washington, ha rappresentato l’unica speranza di vita per Inge, un tempo bambina ebrea, quando era prigioniera nel campo di Terezìn; ed è forse grazie a lei che Inge ora è sopravvissuta ed è una brillante chimica a New York.

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