Il perché della memoria della Shoah
Viaggio nell’orrore dell’Olocausto per capire quello che succede ai nostri giorni ed evitare che una simile tragedia si ripeta
I ragazzi della 3E della Scuola Saba si avviano verso la biblioteca di Cassina Anna. È il 28 gennaio, solo un giorno dopo la data scelta in ricordo dell’Olocausto. Li accolgono le bibliotecarie Mariagrazia e Giulia. Cassina Anna per la 3E è un luogo del cuore: non solo la biblioteca di zona, ma il posto dove approfondire e imparare con mostre e laboratori.
Il Giorno della Memoria è solo l’occasione per osservare e cercare di comprendere il senso della storia. Diversamente tutto si riduce ad ascoltare lezioni piene di nomi e di date. I ragazzi lo sanno bene: l’essenza della storia è il perché. Senza il perché di ciò che è stato non possiamo progettare il futuro. Un futuro migliore, si spera.
A Cassina Anna è allestita la mostra dell’ANED, l’Associazione ex deportati: tanti pannelli appesi alle pareti con immagini crude dei campi di sterminio e della violenza nazista con testi e documenti d’epoca.
Gli alunni si siedono nella saletta in fondo alla sezione Ragazzi e ascoltano la spiegazione sulle tappe che hanno portato a quell’orrore. Si inizia con la Prima guerra mondiale per arrivare alla tragedia dell’Olocausto, passando attraverso le leggi razziali, la discriminazione degli ebrei e di altre minoranze, le riviste sulla “difesa della razza”.
In realtà sono già preparati a quanto vedranno: in classe con gli insegnanti hanno visto e commentato un documentario sui campi di concentramento.
Un pugno nello stomaco che ha sollecitato tante domande: perché è successo? cosa è il male? può accadere ancora? sta accadendo ancora? Il pensiero è corso alle mille guerre di questo mondo e alle discriminazioni ancora in atto.
Gli alunni ne conoscono alcune.
Hanno una loro idea, ascoltano e cercano di capire. Discriminazione, razzismo, la violenza della guerra e la follia di pochi che porta alla tragedia di molti: sono concetti oggetto di continui confronti con i prof.
La prima parte è finita, ora i ragazzi possono passare in rassegna i pannelli, secondo ciò che più li colpisce.
Alla fine, in classe, emergono tanti spunti di riflessione. Cosa vi ha colpito di più? – domandano gli insegnanti. In ordine sparso i ragazzi rispondono: il disprezzo verso gli ebrei e tanti altri, discriminati perché macchiavano la “razza pura”, lo sfruttamento nei campi di lavoro, la vita nei campi di concentramento, la morte in quelli di sterminio, i bambini, usati anche negli esperimenti, la vita normale e persino felice degli aguzzini e il mancato senso di colpa dei nazisti all’indomani della guerra, l’organizzazione efficiente adoperata per fare il male e non il bene, il trauma degli ebrei sopravvissuti, i corpi nelle fosse comuni…
La visita alla mostra si chiude con tanti libri suggeriti che parlano di come possiamo raddrizzare questo mondo storto, immaginandolo senza discriminazioni, guerre, odio fra popoli e volontà di sopraffazione. Possiamo sperare in un mondo migliore?
I protagonisti sono loro, i preadolescenti di oggi rappresentati dalla 3E. Gli insegnanti pongono alcune domande. La speranza si può insegnare? Si parla della speranza in un mondo migliore, senza guerre né discriminazioni. Alcuni non sanno decidere. A. risponde: «La speranza l’ho persa da un po’. L’uomo ha mostrato solo la parte cattiva di sé. Io la speranza la vorrei, ma…». Altri sono negativi al massimo. I prof. insorgono: «Noi la speranza ce l’abbiamo! Siete voi ragazzi, la speranza!». Gr. è positiva: «Io la speranza ce l’ho.
Porterò avanti ciò in cui credo con le persone buone». E.G.: «Non racconterò ai miei figli un mondo a colori, ma sia la parte bella che quella brutta». Perché insegniamo la storia? Qualcuno alza la mano: «Per non commettere gli stessi errori». E poi: «Per mostrare il grado di atrocità a cui l’uomo è arrivato». Infine: «Per trasmettere la speranza agli altri e mostrare che ci sono state persone che non hanno mai mollato». Dalla storia si può imparare? Qualcuno è scettico: «Si dovrebbe imparare…». Per altri: «Alcuni dimenticano ciò che hanno appreso e commettono gli stessi errori del passato».
Un’alunna ricorda le guerre che ancora insanguinano il mondo.
M. chiude così: «Solo quando il male succede a me, mi rendo conto del male». Poca luce nelle risposte dei ragazzi…